UN NUOVO PROGETTO MUSICALE/LETTERARIO: BUTE, oltre il canto delle sirene

 

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BUTE

             Oltre il Canto delle Sirene 

Un progetto musicale e letterario. Unimmaginifica narrazione sonora, fatta di suoni acustici ed elettronici, miti, storie e paesaggi descritti attraverso le parole provenienti da vari universi letterari e da alcuni testimoni della scienza e della storia: Apollonio Rodio, Pascal Quignard, Guido Barbujani e Andrea Brunelli, Italo Calvino, Stefan Zweig, Antonio Tabucchi, Juan Goytisolo, Paul Bowles, Julio Cortázar, Dante Alighieri, Alessandro Leogrande.

 Bute, l’argonauta ribelle che si lancia nel mare per seguire il canto delle sirene, é un personaggio della mitologia greca che oggi evoca ancora immagini potenti e rivelatrici. Bute infatti è quella figura mitologica, impulsiva e bizzarra che, secondo il racconto di Apollonio di Rodi, imbarcato nel periplo della nave degli Argonauti, nelludire il canto delle sirene, non resiste alla potenza ammaliante di questo canto e, senza esitazioni, abbandona il remo e si tuffa tra i flutti, affrontando coraggiosamente lignoto. Tutto questo accade mentre Orfeo, con la sua cetra, riesce a creare una sorta di controcanto, forte e pulsivo, con un ritmo così rapido e rumoroso, elaborato in maniera tale che le corde dello strumento riescono a contrastare, quella che viene definita, la potenza folgorante del canto animale.

Musica, letteratura, video

BUTE, oltre il Canto delle Sirene” è essenzialmente una proposta che si presenta nella forma di una performance musicale e letteraria, nella quale suoni acustici ed elettronici, flauti, percussioni, voce recitante e canto interagiscono, mentre parallelamente su uno schermo scorrono immagini video che integrano il senso del racconto. Storie e citazioni raccolte che, prendendo spunto dal ‘gesto di Bute’, si snodano in un peregrinare quasi casuale tra le pagine di alcuni libri, dei tanti racconti, indagini, pensieri, riflessioni che ci possono illuminare su ciò che anima l’esplorazione dell’ignoto.

Visioni come sismografie di emozioni, legate allo stupore della scoperta di ciò che sta oltre – al di là della collina – in una prospettiva che attinge al mito senza tempo del viaggiatore, dello spirito errante che si perde negli angoli di mondo, vuoi alla ricerca di qualcosa di nuovo, animato da una sete di conoscenza, vuoi nella ricerca di un approdo, di un lido sicuro; così come nello sguardo incantato nei confronti del periodico e spontaneo migrare, da ogni angolo ed ogni lido del pianeta, di alcune specie animali

E’ un percorso letterario ed esistenziale, un reticolo di tracciati, determinato dal muoversi, dalle transumanze, dalle migrazioni, di figure e personaggi come gli Argonauti, Ulisse, Orfeo, l’antico esploratore europeo,  nonché i branchi di anguille che sicure trovano la via del mar dei Sargassi e come chi, per necessità, affronta disperato i pericoli di un’emigrazione.

Bute a nostro parere può rappresentare in maniera estremamente efficace, con una forte connotazione simbolica, la figura archetipica dell’uomo che, con un misto di irresponsabilità e sprezzo del pericolo, si getta coraggiosamente verso ciò che non conosce, per prenderne il possesso, per fondersi con esso e quindi trasformarsi. Bute è luomo in eterna trasformazione che segue il suo sogno, senza sapere dove lo porterà, è lanarchico, tutto istinto e pura fisicità che si confronta con i flutti, con la potenza del mare.

Per questo la dimensione umana di questa trasformazione si sposa, crediamo, molto bene, con i mezzi ed linguaggio che utilizziamo in questo nuovo lavoro fatto di parole, suoni elettronici, suoni acustici e immagini video.

 La musica

La musica é realizzata dal vivo con voci, flauti e strumenti sperimentali uniti all’elettronica. 

la interpretazione di testi, si appoggia in modo misurato sulle cadenze  sonore e si intreccia con le composizioni, senza che la musica sia mai mero accompagnamento, ma in un vero e proprio gioco di contrappunto continuo.

Riccardo Massari Spiritini utilizza strumenti come il tarcordium (da lui inventato, uno strumento a corde con percussione elettroacustico dai suoni arcaico/futuristi), ma anche il sintetizzatore analogico Lyra8 strumento elettronico non convenzionale che permette di ottenere sonorità inaudite, accordature microtonali, che ci proiettano verso il futuro. Questa strumentazione si sviluppa assieme alle sonorità acustiche dei flauti di Fabio Zannoni ed alla voce di soprano di Elena Bertuzzi.

E’ un percorso musicale che nello stesso tempo vuole cercare di cogliere nuovi aspetti e formule espressive, sia con la forte ispirazione melodica di Riccardo Massari Spiritini, per andare oltre il canto delle sirene, sia con la potenza ed il vigore dei suoni elettronici e del tarcordium, che in maniera straordinariamente efficace, tra le altre cose, con le sue corde elettrificate può  evocare la forza propulsiva e il vigore della mitica cetra di Orfeo.

Suoni e voci appartenenti a tradizioni arcaiche, abilmente mescolati a sonorità e moduli compositivi, propri di una sensibilità contemporanea, si fondono in un unicum espressivo di ampio respiro. Il risultato è un intenzionale eclettismo stilistico: sonorità di flauti moderni ed etnici, suoni elettronici, parola cantata, voce naturale e lirica, parola recitata e raccontata.

Il lavoro sulla parola recitata inoltre ha fatto sì che l’elaborazione musicale ed elettronica si costruisse in un rapporto di interazione sonora basato su un’articolata dialettica, fatta di somiglianze e contrasti, con l’intento di  costruire un piano espressivo di forte impatto comunicativo.

Le voci ed i flauti a tratti processati elettronicamente, si fondono e compenetrano con gli strumenti di Spiritini moltiplicati con echi e specchi, in un continuo entrare ed uscire dalla realtà,  ottenendo una sonorità che ci avvicina al sogno, alla narrazione mitica e al mistero del viaggio dell’argonauta.

Le fonti letterarie

Bute ed altre storie di coloro che si lanciarono verso l’ignoto

Il percorso letterario e musicale che si propone con il progetto Bute, oltre il canto delle sirene vuole porre la figura di questo leggendario eroe della mitologia greca come emblematico punto di partenza per definire e creare un particolare itinerario fantastico, nel quale il tema del viaggio e dell’esplorazione dell’ignoto, assume un valore centrale,  assieme a quelli del coraggio, della curiosità, dello stupore, ma anche della profonda insicurezza di chi osa, di chi affronta ciò che sta oltre la certezza del quotidiano. 

Il filo del racconto e degli spunti letterari e delle realtà del percorso proposto, partendo dal canto della figura di Bute, dipinto da Apollonio Rodio nelle Argonautiche,  ripreso dal letterato e filosofo francese Pascal Quignard, si snoderà con un viaggio attraverso tutta una serie di tappe od episodi, come quella fondamentale del racconto dell’Ulisse del canto XXVI dellInferno dantesco, di chi, nell’utopico miraggio di “seguir virtute e canoscenza”, vuole sfidare il destino oltrepassando le colonne d’Ercole.

Il punto di partenza per cercare di individuare un ipotetico ‘spirito di Bute’ prenderà la mosse da alcuni spunti, dalle ricerche di due studiosi, Guido Barbujani e Andrea Brunelli, Il giro del mondo in sei milioni di anni, che attraverso i loro studi sulle tracce genetiche delle prime specie umane hanno delineato le mappe ed i percorsi delle prime grandi migrazioni dell’umanità

Un viaggio che quindi, attraverso una rassegna di citazioni letterarie, si inoltrerà nell’immaginaria città di Zaira – una delle tante fantasmagoriche Città invisibili dipinte da Italo Calvino – così  in quelle ‘visibili’, come l’indiana Gwailor, descritta all’inizio del secolo scorso da Stefan Zweigg, la Bombay, tratteggiata attraverso lo sguardo curioso e indagatore, di uno scrittore come Antonio  Tabucchi, in Notturno indiano o la Marrakech, con la sua celebre piazza, brulicante di vita, Jam el Fnaa, dipinta con visionaria lucidità dallo spagnolo Juan Goytisolo. Dalla visione fortemente esotizzante di un Paul Bowles, potrà quindi emergere, emblematica, quella allucinante vertigine data dalla visione dell’infinto, che emerge in alcuni momenti di  Tè nel deserto.

Così in una dimensione più planetaria il tema del viaggio è il tema della necessità, come quello delle migrazioni, quelle naturali, degli animali che liberamente si spostano nelle varie zone del pianeta, con incredibili automatismi, come quello delle anguille che trasmigrano e nidificano nel mar dei Sargassi, descritto in Prosa del observatorio da Julio Cortazar. 

Questo percorso che emerge come da una selezione a zig zag di letture – nel tentativo di individuare quello che abbiamo chiamato ‘spirito di Bute’, proprio di un’umanità in perpetuo movimento – ci fa quindi compiere un salto dalla letteratura alla cruda realtà, fino al racconto di chi per necessità, oggi, attraversa i deserti, i mari, in condizioni di costante pericolo, affrontando le insidie dei pericoli della violenza degli uomini e della natura, riportato attraverso alcune parole di chi è sopravvissuto, attraverso le pagine di quell’incredibile libro/testimonianza che è Il naufragio del giornalista  Alessandro Leogrande.

 

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